Agora

15/01/2011

La descrizione della comunità cristiana di Alessandria è’ bozzettistica, alcuni attori -come la Weisz- prediligono una recitazione troppo legata ai canoni contemporanei, che non sempre si addicono al contesto storico. Il messaggio del film, però, è limpido e cristallino. Il percorso della storia è macchiato dal sangue e dall’ignoranza; nulla sembra essere più abberrante del cammino dell’uomo.  Oggi ancora di più la cultura e l’informazione sono l’unica difesa di un individuo contro l’inarrestabile processo di distruzione che da millenni l’umanità porta avanti.

Solo la regia di Amenàbar mi sembra diventata tanto mimetica da perdersi. Meno preponderante che nei lavori precedenti, qui si limita a cercare il dettaglio o l’effetto simbolico. Movimenti dalla Terra all’uomo e viceversa, simboli religiosi macchiati di sangue, momenti roboanti che collaborano a costruire un significato troppo estremo. Funziona sul piano comunicativo: l’idea del regista e il suo rapporto col cristianesimo è chiara -lo era da Mare Dentro.

La Storia, però, non va giudicata. Pena: la stessa debolezza critica che il film vuole denunciare.

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