Acolytes

25/01/2011

Quando una farfalla muore nessuno la nota. La stessa farfalla, sola al mondo come i ragazzi protagonisti, rapprenseta il leitmotiv del film. C’è un cadavere, ci sono tre ragazzini che scoprono un omicidio, ma le premesse apparentemente ovvie sono solo l’anticamera per un viaggio al termine della notte: probabilmente il film più crudele degli ultimi anni, la più completa disanima della gioventù e dell’innocenza. Nulla qui è prevedibile o lontanamente riconducibile a un cliché; siamo nel campo di un cinema nuovo e assolutamente originale, debitore a Jung come introspezione e  a Tarkovskij come linea estetica (alcune citazioni sono proprio smaccate). Il ritmo è lento e naturale, i momenti più concitati vengono amplificati e deformati all’inverosimile, come un suono penetrante e insostenibile. Alla fine di questa violenza psicologica rimane solo una nenia inquietante, il canto cupo e sommesso di Ecate.

Risale al 2008 e probabilmente è stato eclissato dalla miriade di produzioni mainstream, o forse è davvero per pochi palati. Rientra nel genere thriller solo se decidessimo di nascondere dietro questa etichetta il profondo dramma della solitudine, dell’esilio dal mondo e della mancanza di fede nel proprio avvenire.

Una Risposta to “Acolytes”


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