La casa muda

05/04/2011

86 minuti: la durata del primo horror in pianosequenza. Abbiamo assisitito a esperimenti di Hitchcock, deliri poetici di Sokurov e ora il long shot vive finalmente in salsa ghost house. Intendiamoci, non fa paura, spaventa, quello sì, ma la tensione è altalenante e la noia fa spesso capolino.

D’altronde questa formula per una pellicola di genere non si presenta molto commericiabile: la trama per la prima parte di film è inesistente, poi si apre a un certo, minimale ed efficace, moto narrativo. Sono da riconoscere i meriti tecnici: operatore e focus puller non perdono mai un millimetro di profondità di campo e i quadri narrativi risultano sempre inquetanti e ben fotografati. La recitazione, poi, si colloca su livelli considerevoli per un low budget proveniente dall’Uruguay.

Quello che manca è proprio il plot e lo sviluppo dei personaggi -cioè, del personaggio protagonista- arriva tardivamente e lo spettatore non ha tempo di empatizzare e sentire la vicenda sulla propria pelle. Peccato, in termini di tensione avrebbe potuto raggiungenre livelli davvero più elevati ed evitare alcune situazioni di stasi.

Ora fa solo strano pensare come mai l’Uruguay abba saputo sfornare un film così pregevole e originale mentre l’Italia, in campo horror, debba ancora vivere di icone passatiste e un totalizzante lassismo produttivo.

In USA non è mancato un immediato remake.

Una Risposta to “La casa muda”


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